Chi convive con un gatto si sarà chiesto almeno una volta se ai gatti piaccia davvero essere presi in braccio.
A differenza dei cani, che sono predisposti alle coccole e al contatto fisico, i gatti hanno un rapporto decisamente più complesso con le manifestazioni d’affetto umane.
Non è raro vedere un micio fuggire al solo accenno di un abbraccio, oppure irrigidirsi una volta sollevato da terra. Ma cosa c’è dietro questo comportamento apparentemente scontroso?
I gatti e il contatto fisico: un amore complicato
Secondo una ricerca solo il 35% dei gatti domestici manifesta chiari segnali di rilassamento quando viene preso in braccio.
Il restante 65% mostra invece sintomi legati allo stress, tra cui l’aumento della frequenza cardiaca, la dilatazione delle pupille e tentativi più o meno immediati di divincolarsi.
Questi segnali indicano che sentirsi trattenuti rappresenta per il gatto una potenziale minaccia, in quanto limita la sua capacità di fuga, attivando un riflesso ancestrale di sopravvivenza.
Capire se al proprio gatto piace essere preso in braccio non è sempre immediato.
Alcuni sembrano accettare il gesto, ma in realtà vanno in quello che gli etologi chiamano “freezing response” (congelamento), ovvero uno stato di blocco che non deve essere confuso con il rilassamento.
Apparentemente sembrano calmi, ma con pupille dilatate, muscoli tesi e orecchie rivolte all’indietro, sono in realtà in uno stato di allerta e disagio.

Al contrario, se un gatto rimane tra le braccia con le zampe rilassate, magari si strofina o addirittura fa le fusa, è probabile che stia realmente apprezzando il momento.
Tuttavia, anche in questo caso la durata del contatto è importante, superati i 10-15 secondi, anche i gatti più accomodanti possono iniziare a infastidirsi.
Una delle scoperte più interessanti arriva da uno studio che ha misurato i livelli di ossitocina, l’ormone del legame e del benessere, nei gatti che cercavano autonomamente il contatto con il proprio umano.
I risultati hanno mostrato che i suoi valori erano più alti rispetto a quando il contatto era forzato. Parallelamente, i livelli di cortisolo, ormone dello stress, risultavano significativamente più bassi.
Questo conferma che quando il gatto sceglie di avvicinarsi, il legame affettivo si rafforza in modo spontaneo e profondo.
Razze più tolleranti e il ruolo dell’individualità
Alcune razze feline godono della fama di essere più “coccolone” rispetto ad altre. Tra queste spiccano il Ragdoll, lo Scottish Fold e lo Sphynx.
Il Ragdoll in particolare è noto per la sua tendenza a rilassarsi completamente quando viene sollevato, da cui deriva anche il suo nome (che in inglese significa “bambola di pezza”).
Uno studio ha rilevato che la maggior parte dei Ragdoll tollera bene gli abbracci, grazie a una selezione genetica che ne ha favorito l’indole docile.
Tuttavia, anche in razze considerate “tranquille”, la personalità individuale fa la differenza. Infatti, anche un 20- 30% dei soggetti di queste razze rifiuta comunque il contatto fisico forzato.
L’importanza della socializzazione precoce
La predisposizione a tollerare il contatto umano non dipende solo dalla razza, ma anche da quanto il gatto è stato esposto alle interazioni sociali nei primi mesi di vita.
Uno studio ha evidenziato che quelli abituati al contatto umano nelle prime otto settimane sono significativamente più tolleranti da adulti.
In questo periodo critico dello sviluppo, il cervello del gatto apprende quali stimoli siano sicuri e familiari. Una manipolazione gentile e regolare durante questa fase può aumentare la probabilità che accetti di essere preso in braccio anche in età adulta.
Come rispettare il gatto e rafforzare il legame
La regola dei tre secondi è sempre utile: dopo qualche secondo di carezza, fermati e osserva la reazione del gatto.
Se si lecca le labbra, sbatte la coda o inizia a girare la testa, è il suo modo di dirti che non gradisce il proseguimento del contatto. Al contrario, se si strofina contro la tua mano o resta fermo, puoi continuare.
Un altro metodo per creare un legame positivo è utilizzare il gioco come forma di comunicazione.
Le “canne da pesca” o le piume appese a un filo sono strumenti efficaci per soddisfare il suo istinto predatorio e rafforzare la fiducia reciproca, senza bisogno di costringerlo a contatti fisici non desiderati.
Ai gatti piace essere presi in braccio? – Conclusione
Non tutti i gatti amano essere presi in braccio, e questo non è un difetto ma una caratteristica naturale legata all’istinto di sopravvivenza, alla genetica e alle esperienze precoci.
Imparare a rispettare i suoi segnali è il primo passo per costruire una relazione basata sulla fiducia e sull’empatia.
Se il tuo gatto non ama essere preso in braccio, non viverlo come un rifiuto personale. Il rispetto per la sua autonomia è la chiave per una relazione sana e duratura.
È preferibile interagire in modo più naturale, accarezzandolo mentre si trova a terra e lasciando che sia lui a decidere quando cercare il contatto.









